Scuola secondaria di II grado

Città di parole

"Igloos" di Mario Merz

Valido dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019

Premessa
Realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz, la mostra “Igloos” presenta più di trenta igloo di misure e materiali differenti dislocati in ordine cronologico (1968–2003) nello spazio delle Navate. Attraverso questo gruppo di lavori si manifestano alcune delle modalità chiave della pratica artistica di Merz, tra cui l’utilizzo di materiali naturali e industriali, l’impiego poetico ed evocativo della parola scritta e il dialogo con lo spazio circostante e la sua architettura. In particolare, il linguaggio e la parola scritta sono un aspetto cruciale nella poetica di Merz: per l’artista le parole erano come cose, quindi tridimensionali e la sua attenzione per il linguaggio verbale lo spinse ad esplorare la potenziale fisicità delle parole usando le luci al neon. Per Merz l’uso di questa tecnica era un modo di rendere il testo tridimensionale e di introdurne l’aspetto personale ed emotivo in un mondo caratterizato dalle parole standardizzate della pubblicità, dei segnali stradali, dei quotidiani, delle riviste e della televisione.

Aree di riferimento

  • Storia
  • Letteratura inglese
  • Storia dell’arte

Obiettivi educativi
L’obiettivo della visita guidata in mostra è ripercorrere la storia dell’uso della parola e del neon attraverso alcuni igloo emblematici che raccontano il rapporto di Merz con il linguaggio lungo tutta la sua vita. In questo percorso i ragazzi potranno studiare la Storia attraverso le citazioni di alcuni personaggi contemporanei a Merz – come il generale Giap, Ezra Pound, Tomas Eliot – scelte dall’artista per la loro capacità di “fotografare” il presente.  In un’ottica di reazione al contesto socio-politico innescato nel ’68, Merz, inoltre, usa la sua grafia personale per inserire nuovamente l’aspetto umano nella sempre più massiccia presenza di un linguaggio standardizzato come quello dello slogan delle pubblicità, visibili ad ogni angolo delle città.

Attività
Durante l’attività i ragazzi verranno divisi in gruppi e ad ognuno di essi verrà affidato lo skyline di una città. Ogni gruppo dovrà riempire le sagome di quest’ultimi con parole che li rappresentino e li descrivano, conferendo al paesaggio bidimensionale una fisicità e una presenza composta dal linguaggio e non dall’oggetto. Le parole scelte potranno essere realizzate con la propria grafia o recuperate da titoli di giornale in una perfetta commistione tra il linguaggi personale  e quello dei mass-media, come avviene in alcuni igloo di Merz. Le parole scelte per ogni edificio saranno testimonianza della personalità dei singoli studenti  e si costituiranno oggetto che sostituisce l’edificio in quanto architettura.

Gli intrecci nascosti nell’arte del Novecento: le pioniere del design nel Movimento Moderno

“the last days in Galliate” di Leonor Antunes

Valido dal 14 settembre 2018 al 13 gennaio 2019

Durata 90 minuti

Premessa
Con le sue sculture e installazioni site-specific Leonor Antunes (Lisbona, 1972) indaga figure – principalmente femminili – e temi rimasti ai margini della storia dell’arte, del design e dell’architettura del Ventesimo secolo, con un particolare interesse per il Modernismo, di cui reinterpreta alcuni degli aspetti più radicali. Concependo la scelta dei materiali come aspetto centrale della sua pratica artistica, Antunes ricorre a elementi naturali e organici – come corda, legno, cuoio, ottone, gomma e sughero – sui quali interviene usando tecniche di lavorazione artigianali e vernacolari appartenenti a diverse culture ed epoche, e spesso ritenute obsolete, in contrapposizione alla produzione di massa, in un costante tentativo di preservare e tramandare saperi e conoscenze ancestrali. Le sculture di Leonor Antunes attivano così una relazione molto forte con la memoria e il racconto, diventando emblemi di un particolare periodo e di una specifica storia culturale.

Aree di riferimento

  • Storia dell’arte
  • Geografia
  • Storia

Obiettivi educativi
L’obiettivo della visita guidata in mostra è ripercorrere le storie dei personaggi – spesso femminili – lasciati in secondo piano dalla narrazione predominante della storia dell’arte e dell’architettura e riflettere sulla relazione tra storia e memoria, arti maggiori e arti minori, linguaggi alti e linguaggi popolari, che in un fitto intreccio di narrazione ci aiuta a porre in una nuova prospettiva la nostra idea di modernità, arte, architettura.

Attività
Durante l’attività, che si svolgerà interamente nello spazio espositivo, verrà fornita ai ragazzi una serie di immagini – suddivise in specifiche categorie – che, anche grazie al supporto degli Arts Tutor, permetterà loro di di dipanare l’intreccio – letterale e metaforico – dei numerosi fili di storie e narrazioni che si intersecano nelle e  tra le opere esposte. Al termine dell’esplorazione della mostra i ragazzi avranno ricostruito la mappa concettuale del l’intero tessuto  di mostra costituito dai fili più “visibili”, come quelli che compongono materialmente le sculture, a quelli “invisibili” come le storie delle pioniere del design che hanno influenzato Leonor Antunes.

Uno, nessuno, centomila

“I Sette Palazzi Celesti 2004-2015” di Anselm Kiefer

Premessa
Ne I Sette Palazzi Celesti 2004-2015 Anselm Kiefer utilizza alcuni oggetti caricati di un valore che va al di là di ciò che rappresentano: la torre, il libro, la nave e i frammenti di vetro numerati. Proprio questi ultimi ci condurranno alla scoperta della stella, elemento ricorrente nel nostro quotidiano, nella storia geo­grafica e politica e, più di tutto, nelle religioni. Vedremo come un’immagine apparentemente banale possa portare con sé innumerevoli signi­ficati, universali e soggettivi, immediati e nascosti, condivisi e personali.
Impareremo che ogni oggetto può evocare un mondo invisibile che va oltre la sua mera rap­presentazione: forma e contenuto, significante e significato non sempre coincidono. Il simbolo è qualcosa di diverso da ciò che appare, la parte visibile di ciò che non è presente.

Aree di riferimento
• Storia dell’arte
• Italiano
• Storia
• Religione
• Filosofia

Obiettivi educativi
I ragazzi saranno chiamati a riflettere sulla molteplicità di sensi che un’immagine porta con sé, im­parando ad andare oltre l’apparenza per conoscere il vero valore che si nasconde dietro alle forme. Comprenderanno la differenza tra segno e simbolo e come a volte siano universali e condivisi da tutti, mentre altre volte siano strettamente soggettivi.

Attività
A partire dal riconoscimento e dall’interpretazione dei simboli de I Sette Palazzi Celesti 2004-2015 si riflet­terà sul concetto più ampio di simbolo e i contesti in cui è adoperato. Partendo quindi dal presupposto che qualunque oggetto quotidiano può rimanere tale, ma an­che assumere una miriade di significati, ai ragazzi verrà chiesto di scegliere un oggetto, una for­ma, un frutto, una parola che più li rappresenta a cui attribuiscono un contenuto e un significato tale da renderlo un simbolo proprio, strettamente soggettivo.

Approfondimenti

Percorso a tema: Mario Merz, figura chiave dell’Arte Povera

"Igloos" di Mario Merz

Valido dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019

Durata 90 minuti

Premessa
Mario Merz negli anni ’60 incontra Germano Celant, che nel 1968 cura alla Galleria Sperone di Torino la prima mostra in cui l’artista espone opere che si sganciano definitivamente dalla bidimensionalità della parete. Nello stesso periodo Celant conia il termine “Arte Povera” e include Merz nel gruppo di artisti che presenterà sotto questa definizione in numerose mostre, tutti accomunati dal voler rompere i confini tra natura e cultura, tra arte e vita, nel tentativo di raggiungere una comprensione soggettiva della materia e dello spazio. In quegli anni, Merz e altre figure legate all’Arte Povera, come Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Piero Gilardi, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio, prendono parte alle più importanti collettive internazionali tra cui “Op Losse Schroeven” allo Stedelijk Museum di Amsterdam a cura di Wim Beeren, e “When Attitudes Become Form” alla Kunsthalle di Berna, curata da Harald Szeemann, entrambe nel 1969.

Aree di riferimento

  • Storia dell’arte

Attività
Il percorso si suddividerà in due parti: nella prima verrà tenuta una breve lezione frontale corredata da immagini sull’Arte Povera e i suo i protagonisti; nella seconda, invece, i ragazzi verranno accompagnati in mostra per osservare e analizzare insieme agli Arts Tutor come Mario Merz si inserisca in questo gruppo mantenendo la propria produzione artistica unica nel suo genere.

Percorso a tema: La sezione aurea nella storia dell’arte

"Igloos" di Mario Merz

Valido dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019

Durata 90 minuti

Premessa
La sezione aurea, nell’ambito delle arti figurative e della matematica, denota il numero irrazionale 1,6180339887… ottenuto effettuando il rapporto fra due lunghezze disuguali delle quali la maggiore A è medio proporzionale tra la minore B e la somma delle due (A+B). A partire dagli antichi greci fino ai giorni nostri, la sezione aurea è stata utilizzata dagli artisti come griglia per la rappresentazione dell’”armonia divina” in scultura, pittura, architettura. La sezione aurea può essere rappresentata con il rettangolo aureo i cui lati sono rispettivamente A e (A+B) o, alternativamente, con il progressivo accostamento di quadrati che hanno per misura del lato i numeri della sequenza di Fibonacci 1,1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55…, successione particolarmente cara a Mario Merz che comincia a inserirla a nelle proprie opere d’arte a partire dal 1970. Per l’artista la serie di Fibonacci è sintesi dell’energia attiva e della pulsione vitale di crescita che si manifesta nelle sue opere come misura della natura e dell’architettura.

Aree di riferimento

  • Matematica
  • Storia dell’arte

Attività
Il percorso si suddividerà in due parti: nella prima verrà tenuta una breve lezione frontale corredata da immagini sulla storia della successione di Fibonacci e sull’utilizzo della sezione aurea nelle arti a partire dall’Antica Grecia fino alla contemporaneità; nella seconda, invece, i ragazzi verranno accompagnati in mostra per osservare e analizzare insieme agli Arts Tutor come Mario Merz abbia inserito la sequenza numerica nelle sue opere e quale siginificato le conferisse nella rappresentazione della vita nell’arte.

Percorso a tema: L’uso del neon nell’arte contemporanea

"Igloos" di Mario Merz

Valido dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019

Durata 90 minuti

Premessa
Nel corso degli anni Cinquanta, mentre il neon diventa parte integrante della vita delle città moderne attraverso la diffusione di insegne pubblicitarie luminose, diversi artisti iniziano a indagarne le potenzialità fisiche, linguistiche e concettuali. Negli Stati Uniti il neon è utilizzato principalmente da artisti legati al minimalismo e all’arte concettuale, come Joseph Kosuth, Bruce Nauman e Dan Flavin. In Italia, Lucio Fontana è il primo a introdurre il neon come medium fondamentale all’interno della sua poetica spazialista. L’interesse per le qualità ambientali e fisiche della luce accomuna molti artisti italiani che sperimentano l’utilizzo del “tubo fluorescente” a partire dagli anni Sessanta: dall’astrazione geometrica e gli effetti ottici alla sperimentazione del neon nel campo del linguaggio. La scelta di combinare il neon con altri materiali – soprattutto naturali – caratterizza la pratica di diversi artisti dell’Arte povera. Mario Merz verso la fine degli anni Sessanta presenta lavori realizzati con elementi vegetali, metallici o oggetti di uso comune, integrandoli con luci al neon. La tecnologia, secondo l’artista, si fa energia vitale e manifestazione simbolica dell’idea di trasformazione: La scienza dice che nella natura gli elementi passano uno dentro l’altro, il significato della natura è quello della trasformazione. Questa era l’idea di creare una scultura che non fosse fissa, che non fosse geometrica, una costruzione che non fosse più una costruzione ma una trasformazione. Siccome il neon ha nelle sue qualità, proprio di oggetto, l’energia elettrica (…) attraversare col neon la macchina, la bottiglia, il bicchiere, l’acqua, la pianta stessa, era un portare fisicamente l’azione della trasformazione da un elemento all’altro.[1]

Aree di riferimento

  • Storia dell’arte

Attività
Il percorso si suddividerà in due parti: nella prima verrà tenuta una breve lezione frontale corredata da immagini sull’uso del neon all’interno del panorama artistico contemporaneo dal minimalismo all’arte concettuale e all’arte povera sino alle ricerche più recenti; nella seconda, invece, i ragazzi verranno accompagnati in mostra per osservare e analizzare insieme agli Arts Tutor come Mario Merz utilizzi questa tecnica all’interno del suo corpus di opere.

[1] Mario Merz. Intervista, Germano Celant, Mazzotta 1983.

 

Percorso a tema: Leonor Antunes in dialogo con la città di Milano

“the last days in Galliate” di Leonor Antunes

Valido dal 14 settembre 2018 al 13 gennaio 2019

Durata 90 minuti

Premessa
“the last days in Galliate” è il risultato di un’approfondita ricerca che Leonor Antunes ha svolto sul contesto di Milano e sulla sua tradizione modernista, portando alla luce figure di rilievo quali gli architetti Franco Albini (1905-77), Franca Helg (1920-89) e Gio Ponti (1891–1979). Tali narrazioni si intrecciano con il retaggio culturale di imprese italiane come Pirelli, Olivetti e la casa manifatturiera Vittorio Bonacina – azienda storica attiva nella produzione di mobili in giunco e midollino – e con quelle di altre personalità internazionali tra artisti, architetti e designer, le cui storie sono da anni al centro delle ricerche dell’artista.

Aree di riferimento

  • Storia dell’arte
  • Storia
  • Geografia

Attività
Il percorso si suddividerà in due parti: nella prima verrà tenuta una breve lezione frontale corredata da immagini sulla produzione di Franco Albini, Franca Helg e Gio Ponti, ponendo particolare attenzione al loro ruolo nella storia dell’architettura soprattutto nel contesto della città di Milano; nella seconda, invece, i ragazzi verranno accompagnati in mostra per osservare e analizzare insieme agli Arts Tutor come Leonor Antunes si sia posta in dialogo con questi grandi personaggi della storia dell’arte.

Percorsi a tema: Anselm Kiefer e la pittura polimaterica

“I Sette Palazzi Celesti 2004-2015” di Anselm Kiefer

Durata: circa 90 minuti

Premessa
Cinque grandi tele, ancora inedite e realizzate tra il 2009 e il 2013, arricchiscono e ampliano l’opera permanente di Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti, conferendo nuovo significato al suo lavoro, attraverso il dialogo tra l’installazione e i nuovi dipinti. Un approfondimento sulla pratica di Kiefer per evidenziare le riflessioni al centro del suo lavoro, tra cui la relazione tra uomo e natura e i riferimenti alla storia del pensiero e della filosofia occidentale.

Aree di riferimento
• Storia dell’arte
• Letteratura italiana e straniera
• Storia
• Religione

Attività
Il percorso si suddividerà in due parti: nella prima verrà tenuta una breve lezione frontale corredata da immagini sull’utlizzo dei materiali nella produzione pittorica di Kiefer a partire dagli anni Settanta; nella seconda, invece, i ragazzi verranno accompagnati in mostra per osservare e analizzare insieme agli Arts Tutor le cinque tele in relazione ai Palazzi Celesti.

Approfondimenti