Scuola secondaria di I grado

Girotondi di città

"Igloos" di Mario Merz

Valido dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019

Premessa
La mostra “Igloos” mette in luce e delinea le molteplici traiettorie che hanno generato uno dei corpus di opere fra i più significativi nella produzione di Merz: gli igloo. Nella pratica dell’artista l’igloo se da un lato ha la funzione di delimitare uno spazio, un territorio – o di definire il limite tra lo spazio interno e lo spazio esterno – dall’altro è un simbolo o una metafora della condizione dell’uomo e del suo modo di abitare il mondo di oggi. Nell’immaginario dell’artista l’igloo è allo stesso tempo “mondo e piccola casa” e la sua forma emisferica è protezione, uno spazio in cui rifugiarsi per resistere alla realtà esterna: un piccolo spazio personale che dialoga incessantamente con un contesto più ampio. La mostra “Igloos” assume come punto di partenza l’esposizione personale “Città irreale” di Mario Merz curata da Harald Szeemann nel 1985 alla Kunsthaus di Zurigo dove vennero presentate tutte le tipologie di igloo realizzate fino a quel momento e che l’artista stesso definisce “urbanistica” in quanto i singoli igloo si relazionano creando un “contesto grandioso” e organizzano lo spazio.

Aree di riferimento

  • Geografia
  • Storia
  • Arte e Immagine

Obiettivi educativi
Attraverso l’esplorazione della mostra, i ragazzi scopriranno perchè Mario Merz  abbia scelto proprio l’igloo come forma prediletta per le sue opere a partire dal 1968. Si insisterà sul fatto che l’igloo è per gli eschimesi un tipo di rifugio temporaneo, una “casa nomade”, che permette alla popolazione Inuit di spostarsi nel rispetto del susseguirsi naturale delle stagioni e, analogamente, permette a Merz di rendere l’igloo ogni volta un’opera nuova scegliendo dimensioni e materiali in base ai cambiamenti della società circostante, del contesto territoriale e della propria urgenza artistica. Questa attività ha lo scopo di far conoscere ai ragazzi nuovi luoghi e relative identità culturali e di inserirle in una grande struttura urbanistica senza strade, ma piena di luoghi da abitare, metafora del nostro mondo, pieno di contraddizioni, ma unico e vivo grazie ad esse.

Attività
Partendo dalla frase di Mario Merz (riferita alla mostra del 1985) “Uno dei fenomeni interessanti delle città è la proliferazione delle case in quanto prodotti umani”[1], ai ragazzi, suddivisi in gruppi, verrà chiesto di comporre un progetto urbanistico ispirato nella struttura e nella composizione dalle suggestioni avute in mostra. Ad ogni gruppo verrà assegnato un particolare angolo del mondo e, grazie all’aiuto dei libri “Bambini nel mondo”, di Maia Brami e Karine Daisay e “Mappe” di Aleksandra Mizielinska e Daniiel Mizielinski, dovrà realizzare delle unità abitative che potranno essere personalizzate e messe in relazione con quelle degli altri gruppi arricchendone il valore e l’unicità.

[1] Mario Merz in B. Pietromarchi, Mario Merz. Igloo, testo&immagine, Torino, 2001.

I numeri del mondo

"Igloos" di Mario Merz

Valido dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019

Premessa
La mostra “Igloos” mette in luce e delinea le molteplici traiettorie che hanno generato uno dei corpus di opere fra i più significativi nella produzione di Merz: gli igloo. Nel 1970 Merz inserisce nei suoi igloo la sequenza di Fibonacci, matematico che nel 1202 scopre un sistema numerico che basa il suo sistema seriale sulla progressione esponenziale dei numeri derivati da un principio biologico (l’osservazione della riproduzione dei conigli) che vede nella somma di due numeri precedenti il numero successivo: si ottiene quindi una proliferazione numerica 1,1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55… che, se rappresentata graficamente, genera una spirale. Merz usa questa serie come sintesi dell’energia attiva e della pulsione vitale di crescita che si manifestano nelle sue opere come misura della natura e dell’architettura.

Aree di riferimento

  • Matematica
  • Scienze
  • Arte e immagine

Obiettivi educativi
Obiettivo dell’attività è far scoprire ai ragazzi la storia della sequenza di Fibonacci e le sue connessioni con il mondo della flora, della fauna, della geometria e dei fenomeni naturali. Come dice l’artista stesso “Il mio scopo è di fare dell’arte naturale con dei numeri. I  numeri di Fibonacci non provengono esclusivamente dalla matematica, ma sono la misura di tempi e spazi uniti […]”[1]. I ragazzi passeggeranno nella mostra alla ricerca dei numeri rossi e blu disseminati nello spazio espositivo e formalizzeranno, con l’aiuto degli Arts Tutor, ipotesi sul loro significato e utilizzo.

Attività
In seguito all’esplorazione in mostra i ragazzi potranno approfondire le connessioni tra la sequenza di Fibonacci e l’algebra, la geometria, il mondo vegetale e animale, la conformazione di alcuni fenomeni atmosferici e la composizione di opere d’arte e di edifici architettonici famosi in tutto il mondo attraverso una serie di esercizi. Concluse le attività propedeutiche i partecipanti saranno invitati a rappresentare la propria visione della realtà attraverso la realizzazione di una spirale di Fibonacci di classe su cui potranno inserire una parola o un numero che, secondo loro, racchiuda l’energia che trasforma il mondo.

[1] Mario Merz, Voglio fare subito un libro, Hopefulmonster, Torino, 2005.

Intrecci di luoghi, tecniche e storie

“the last days in Galliate” di Leonor Antunes

Valido dal 14 settembre 2018 al 13 gennaio 2019

Durata 90 minuti

Premessa
Con le sue sculture e installazioni site-specific Leonor Antunes (Lisbona, 1972) indaga figure e temi rimasti ai margini della storia dell’arte, del design e dell’architettura del Ventesimo secolo, con un particolare interesse per il Modernismo, di cui reinterpreta alcuni degli aspetti più radicali. Particolarmente importante nella pratica dell’artista è la scelta dei materiali: Leonor Antunes ricorre a elementi naturali e organici – come corda, legno, cuoio, ottone, gomma e sughero – sui quali interviene usando tecniche di lavorazione artigianali e vernacolari appartenenti a diverse culture ed epoche, e spesso ritenute obsolete, in contrapposizione alla produzione di massa, in un costante tentativo di preservare e tramandare saperi e conoscenze ancestrali. Le sculture di Leonor Antunes attivano così una relazione molto forte con la memoria e il racconto, diventando emblemi di un particolare periodo e di una specifica storia culturale.

Aree di riferimento

  • Geografia
  • Storia
  • Tecnologia
  • Arte e Immagine

Obiettivi educativi
L’obiettivo della visita guidata in mostra è riscoprire, attraverso il racconto delle vite dei personaggi – spesso femminili – a cui Leonor Antunes si ispira, la stretta relazione che esiste tra luoghi geografici e tecniche di lavorazione artigianale. I ragazzi saranno anche invitati a riflettere sulla relazione tra storia e memoria, arti maggiori e arti minori, linguaggi alti e linguaggi popolari e sul rapporto tra il design e l’artigianato.

Attività
Durante l’attività, che si svolgerà interamente nello spazio espositivo, verrà fornita ai ragazzi una serie di immagini – suddivise in specifiche categorie – che, anche grazie al supporto degli Arts Tutor, permetterà loro di di dipanare l’intreccio – letterale e metaforico – dei numerosi fili di storie e narrazioni che si intersecano nelle e  tra le opere esposte. Al termine dell’esplorazione della mostra i ragazzi avranno ricostruito la mappa concettuale dell’intero tessuto  di mostra costituito dai fili più “visibili”, come quelli che compongono materialmente le sculture, a quelli “invisibili” come le storie, i luoghi e le tecniche che hanno influenzato Leonor Antunes.

Dettagli che contano: dall’oggetto all’idea e ritorno

 “the last days in Galliate” di Leonor Antunes

Valido dal 14 settembre 2018 al 13 gennaio 2019

Premessa
Con le sue sculture e installazioni site-specific Leonor Antunes (Lisbona, 1972) indaga figure e temi rimasti ai margini della storia dell’arte, del design e dell’architettura del Ventesimo secolo, con un particolare interesse per il Modernismo, di cui reinterpreta alcuni degli aspetti più radicali. Attraverso un’attenta ricerca sul lavoro e sulle creazioni di personalità soprattutto femminili, l’artista seleziona alcuni dettagli compositivi che rielabora in forme inattese. Particolari architettonici, parti di mobili e oggetti, che vengono misurati e quindi duplicati, ingranditi, ridotti e interpretati, costituiscono frammenti e fondamenta da cui prendono vita le diverse sculture. In un articolato processo di ricerca, Leonor Antunes si interroga sul contesto storico di origine di questi oggetti, sull’idea del fare e del produrre come forma di studio e pensiero e sul ruolo sociale dell’arte e del design come mezzi di emancipazione e di miglioramento della qualità della vita contemporanea.

Aree di riferimento

  • Tecnologia
  • Italiano
  • Arte e immagine

Obiettivi educativi
L’obiettivo della visita guidata in mostra è evidenziare il percorso creativo di Leonor Antunes che, in un costante processo di ricerca e di astrazione, estrapola da un oggetto con una specifica funzione un dettaglio per lei significativo per poi trasformarlo in un’opera d’arte. Il dettaglio, reinterpretato e modificato nelle dimensioni e nei materiali si trasforma in una scultura, priva di qualsiasi funzionalità, ma che conserva, nella sua forma, la memoria e la storia dell’oggetto di partenza. Oltre ad addentrarsi nelle modalità concettuali e tecniche della realizzazione di un’opera d’arte, i ragazzi avranno l’occasione di ribaltare il processo creativo dell’artista conferendo ad un dettaglio una nuova funzione.

Attività
Durante l’attività di laboratorio i ragazzi lavoreranno in piccoli gruppi, ad ognuno dei quali verrà consegnata l’immagine di un dettaglio di una scultura presente in mostra; i partecipanti saranno quindi invitati a realizzare un oggetto funzionale partendo dal particolare fornito. In un divertente processo che ripercorre in senso inverso l’astrazione compiuta dall’artista– dal dettaglio estetico all’oggetto funzionale – i ragazzi si trasformeranno in architetti e designer. In conclusione i vari gruppi  presenteranno i propri progetti, dotati anche di una scheda descrittiva, e si potrà mettere in evidenza come da uno stesso dettaglio possano nascere idee completamente diverse, ma ugualmente valide.

C’era una volta una fabbrica…

Storia di Pirelli HangarBicocca

Premessa
Pirelli HangarBicocca è oggi uno dei più grandi spazi espositivi di arte contemporanea di tutta Europa. Nasce nel 2004 dalla riconversione di uno stabilimento industriale appartenuto al gruppo Ansaldo Breda; durante il corso del Novecento, i 15000 metri quadrati di superficie dell’edificio sono stati sede di una fabbrica dedicata alla costruzione di locomotive.
L’intero quartiere Bicocca infatti, nel corso del Novecento, rappresentava una delle più grandi zone industriali italiane; dagli anni ’80 in poi tutta l’area è stata protagonista di un lungo processo di deindustrializzazione volto a una riqualificazione urbana.
L’“anima industriale” di Pirelli HangarBicocca rimane però spunto fondamentale per l’odierna programmazione artistica, in quanto ogni mostra viene concepita in stretta relazione con l’architettura e lo spazio  dell’edificio.

Aree di riferimento

  • Storia
  • Geografia
  • Arte e immagine

Obiettivi educativi
L’obiettivo dell’attività è quello di far conoscere agli studenti  come la storia di Pirelli HangarBicocca si collochi nel più ampio quadro della trasformazione cronologica, urbanistica e geografica del quartiere Bicocca. I partecipanti verranno condotti in un’affascinante scoperta del “prima” e del “dopo” di alcuni degli edifici più significativi della zona: dalla loro origine industriale novecentesca fino alla riqualificazione di oggi.

Attività
Durante l’attività i ragazzi verranno condotti dagli Arts Tutors in visita agli spazi sia interni che esterni della struttura di Pirelli HangarBicocca. Durante l’esplorazione, gli studenti avranno modo di approfondire ulteriormente la storia dell’edificio grazie alla visione di materiale fotografico d’archivio.
Dopo aver scoperto il passato e il presente dell’edificio, verrà chiesto a ogni partecipante di immaginarne una possibile trasformazione futura, tramite una rielaborazione creativa di fotografie dei diversi spazi espositivi della struttura.

Approfondimenti

La storia siamo noi

“I Sette Palazzi Celesti 2004-2015” di Anselm Kiefer

Premessa
Anselm Kiefer è da sempre conosciuto come “l’artista della Storia”, in particolare quella tedesca, poiché le sue opere nascono da una profonda riflessione sul tema della memoria e del “come ricordare”. Ognuno di noi ha una propria storia ricca di avvenimenti e incontri che ne hanno determinato il corso: si vuole far dunque comprendere ai ragazzi che la loro personalità è influenzata da molteplici fattori che l’attività si prefigge di lasciar emergere.

Aree di riferimento
• Italiano
• Religione
• Storia
• Arte e immagine

Obiettivi educativi
Il laboratorio mira a sottolineare l’importanza della storia individuale, dei ricordi personali e familiari quali unità costituenti della memoria collettiva. Il ragazzo prenderà consapevolezza della sua personalità come frutto delle esperienze vissute e della sua esistenza che va oltre il presente, legandosi indissolubilmente alla storia del proprio contesto.

Attività
Partendo dalla riflessione sull’importanza della memoria nella poetica di Anselm Kiefer, agli studenti sarà chiesto di individuare persone, cose o luoghi che per loro rivestono un particolare significato. Immaginando di poter raccogliere da terra i “Quadri cadenti” di Anselm Kiefer, si chiede di pensare a cosa vorrebbero veder rappresentato all’interno delle cornici; facendo uso del materiale di riciclo messo a loro disposizione, ciascun ragazzo realizzerà il proprio quadro ed il rispettivo “contenuto”.

Approfondimenti

Miti stellari

“I Sette Palazzi Celesti 2004-2015” di Anselm Kiefer

Premessa
Nel 2004, in occasione dell’apertura di Pirelli HangarBicocca, Anselm Kiefer ha realizzato l’installazione I Sette Palazzi Celesti, la quale, nel settembre del 2015, è stata arricchita da cinque tele di grandi dimensioni che conferiscono un nuovo significato all’opera dell’artista tedesco. Le torri e le opere pittoriche raccontano storie che hanno come protagonista la sfera celeste, attraverso la rappresentazione di costellazioni, meteoriti e stelle.

Aree di riferimento
• Italiano
• Storia
• Scienze
• Arte e immagine

Obiettivi educativi
Durante la visita guidata con gli Arts Tutor, i ragazzi scopriranno qualcosa in più sulla sfera celeste, attraverso il racconto di storie che parlano di costellazioni, meteoriti e stelle. Lo scopo dell’attività è approfondire, insieme ai partecipanti, come i corpi celesti possano dar vita a diverse letture e interpretazioni, a seconda dell’ambito di riferimento: artistico, mitologico o scientifico.

Attività
A partire dalla lettura di miti e leggende sulle costellazioni, ciascun partecipante sarà invitato a creare la propria servendosi dei materiali messi a disposizione. Al termine dell’attività, gli elaborati verranno disposti uno accanto all’altro per restituire l’idea di un grande cielo in cui possano convivere insiemi di stelle differenti, narratrici di storie inedite.

Approfondimenti

Una torre, una storia

“I Sette Palazzi Celesti 2004-2015” di Anselm Kiefer

Premessa
Nella realizzazione della sua opera, Anselm Kiefer è stato ispirato profondamente dall’elemento “torre” nella storia, con numerosi riferimenti all’architettura del passato, ma soprattutto alla sua valenza simbolica . Le sue torri, composte da cinque a sette moduli uguali tra loro, diventano testimonianza di ciò che rimane dopo ogni conflitto; il loro aspetto precario, infatti, le fa sembrare delle rovine, memoria di un passato non lontano, oppure presagio di un possibile futuro. Davanti ad esse qualcuno si è chiesto: “Sono resti di un’antica città, di un insediamento industriale o di un villaggio dai tetti di eternit?”. A questa domanda la risposta non è univoca, le interpretazioni sono molteplici e ognuno può proiettarvi il proprio immaginario.

Aree di riferimento
• Italiano
• Storia
• Arte e immagine

Obiettivi educativi
L’attività ha l’obiettivo di avvicinare i bambini in maniera alternativa alla Storia, facendo loro scoprire come in ogni epoca si ripetano a volte le stesse forme architettoniche, ma con funzioni diverse in base al periodo storico di riferimento. Far costruire loro una torre che rispecchi il loro mondo e le loro necessità, individuando un determinato periodo storico a cui far riferimento, mira ad inserirli attivamente nel flusso temporale e a farli manualmente artefici di un passato che diventa testimonianza del presente. Verrà anche sviluppata l’operatività individuale e lo spirito di collaborazione tra i compagni di classe.

Attività
In un primo momento dell’attività verranno mostrate ai bambini le immagini di varie torri che l’uomo ha costruito nella storia: dalle antiche torri di avvistamento ai campanili, dai minareti alla torre di Pisa, dalle torri delle culture più lontane alle torri moderne delle nostre città (come grattacieli e ciminiere). In un secondo momento la classe sarà suddivisa in gruppi a cui verrà chiesto di inventare una torre, ispirandosi a quelle   osservate insieme, immaginandone l’aspetto, la destinazione d’uso, gli obiettivi e le funzioni. Gli studenti potranno scegliere se ispirarsi a una delle forme del passato o costruirne una in linea con le loro necessità odierne.

Approfondimenti

Uno, nessuno, centomila

“I Sette Palazzi Celesti 2004-2015” di Anselm Kiefer

Premessa
Ne I Sette Palazzi Celesti 2004-2015 Kiefer utilizza alcuni oggetti caricati di un valore che va al di là di ciò che rappresentano: la torre, il libro, la nave e i frammenti di vetro numerati. Proprio questi ultimi ci condurranno alla scoperta della stella, elemento ricorrente nel nostro quotidiano, nella storia geo­grafica e politica e, più di tutto, nelle religioni. Vedremo come un’immagine apparentemente banale possa portare con sé innumerevoli signi­ficati, universali e soggettivi, immediati e nascosti, condivisi e personali.
Impareremo che ogni oggetto può evocare un mondo invisibile che va oltre la sua mera rap­presentazione: forma e contenuto, significante e significato non sempre coincidono. Il simbolo è qualcosa di diverso da ciò che appare, la parte visibile di ciò che non è presente.

Aree di riferimento
• Arte e immagine
• Italiano
• Storia
• Religione

Obiettivi educativi
I ragazzi saranno chiamati a riflettere sulla molteplicità di sensi che un’immagine porta con sé, im­parando ad andare oltre l’apparenza per conoscere il vero valore che si nasconde dietro alle forme. Comprenderanno la differenza tra segno e simbolo e come a volte siano universali e condivisi da tutti, mentre altre volte siano strettamente soggettivi.

Attività
A partire dal riconoscimento e dall’interpretazione dei simboli de I Sette Palazzi Celesti 2004-2015 si riflet­terà sul concetto più ampio di simbolo e i contesti in cui è adoperato. Partendo quindi dal presupposto che qualunque oggetto quotidiano può rimanere tale, ma an­che assumere una miriade di significati, ai ragazzi verrà chiesto di scegliere un oggetto, una for­ma, un frutto, una parola che più li rappresenta a cui attribuiscono un contenuto e un significato tale da renderlo un simbolo proprio, strettamente soggettivo.

Approfondimenti

Percorso a tema: La sezione aurea nella storia dell’arte

"Igloos" di Mario Merz

Valido dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019

Durata 90 minuti

Premessa
La sezione aurea, nell’ambito delle arti figurative e della matematica, denota il numero irrazionale 1,6180339887… ottenuto effettuando il rapporto fra due lunghezze disuguali delle quali la maggiore A è medio proporzionale tra la minore B e la somma delle due (A+B). A partire dagli antichi greci fino ai giorni nostri, la sezione aurea è stata utilizzata dagli artisti come griglia per la rappresentazione dell’”armonia divina” in scultura, pittura, architettura. La sezione aurea può essere rappresentata con il rettangolo aureo i cui lati sono rispettivamente A e (A+B) o, alternativamente, con il progressivo accostamento di quadrati che hanno per misura del lato i numeri della sequenza di Fibonacci 1,1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55…, successione particolarmente cara a Mario Merz che comincia a inserirla a nelle proprie opere d’arte a partire dal 1970. Per l’artista la serie di Fibonacci è sintesi dell’energia attiva e della pulsione vitale di crescita che si manifesta nelle sue opere come misura della natura e dell’architettura.

Aree di riferimento

  • Matematica
  • Arte e immagine

Attività
Il percorso si suddividerà in due parti: nella prima verrà tenuta una breve lezione frontale corredata da immagini sulla storia della successione di Fibonacci e sull’utilizzo della sezione aurea nelle arti a partire dall’Antica Grecia fino alla contemporaneità; nella seconda, invece, i ragazzi verranno accompagnati in mostra per osservare e analizzare insieme agli Arts Tutor come Mario Merz abbia inserito la sequenza numerica nelle sue opere e quale siginificato le conferisse nella rappresentazione della vita nell’arte.

Percorso a tema: Mario Merz, figura chiave dell’Arte Povera

"Igloos" di Mario Merz

Valido dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019

Durata 90 minuti

Premessa
Mario Merz negli anni ’60 incontra Germano Celant, che nel 1968 cura alla Galleria Sperone di Torino la prima mostra in cui l’artista espone opere che si sganciano definitivamente dalla bidimensionalità della parete. Nello stesso periodo Celant conia il termine “Arte Povera” e include Merz nel gruppo di artisti che presenterà sotto questa definizione in numerose mostre, tutti accomunati dal voler rompere i confini tra natura e cultura, tra arte e vita, nel tentativo di raggiungere una comprensione soggettiva della materia e dello spazio. In quegli anni, Merz e altre figure legate all’Arte Povera, come Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Piero Gilardi, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio, prendono parte alle più importanti collettive internazionali tra cui “Op Losse Schroeven” allo Stedelijk Museum di Amsterdam a cura di Wim Beeren, e “When Attitudes Become Form” alla Kunsthalle di Berna, curata da Harald Szeemann, entrambe nel 1969.

Aree di riferimento

  • Arte e immagine

Attività
Il percorso si suddividerà in due parti: nella prima verrà tenuta una breve lezione frontale corredata da immagini sull’Arte Povera e i suo i protagonisti; nella seconda, invece, i ragazzi verranno accompagnati in mostra per osservare e analizzare insieme agli Arts Tutor come Mario Merz si inserisca in questo gruppo mantenendo la propria produzione artistica unica nel suo genere.

Percorso a tema: Leonor Antunes in dialogo con la città di Milano

“the last days in Galliate” di Leonor Antunes

Valido dal 14 settembre 2018 al 13 gennaio 2019

Durata 90 minuti

Premessa
“the last days in Galliate” è il risultato di un’approfondita ricerca che Leonor Antunes ha svolto sul contesto di Milano e sulla sua tradizione modernista, portando alla luce figure di rilievo quali gli architetti Franco Albini (1905-77), Franca Helg (1920-89) e Gio Ponti (1891–1979). Tali narrazioni si intrecciano con il retaggio culturale di imprese italiane come Pirelli, Olivetti e la casa manifatturiera Vittorio Bonacina – azienda storica attiva nella produzione di mobili in giunco e midollino – e con quelle di altre personalità internazionali tra artisti, architetti e designer, le cui storie sono da anni al centro delle ricerche dell’artista.

Aree di riferimento

  • Arte e Immagine
  • Storia
  • Geografia

Attività
Il percorso si suddividerà in due parti: nella prima verrà tenuta una breve lezione frontale corredata da immagini sulla produzione di Franco Albini, Franca Helg e Gio Ponti, ponendo particolare attenzione al loro ruolo nella storia dell’architettura soprattutto nel contesto della città di Milano; nella seconda, invece, i ragazzi verranno accompagnati in mostra per osservare e analizzare insieme agli Arts Tutor come Leonor Antunes si sia posta in dialogo con questi grandi personaggi della storia dell’arte.