2011
Mostre

Terre vulnerabili 2/4

A cura di Chiara Bertola con Andrea Lissoni / 2 Febbraio - 10 Marzo 2011
Interrogare ciò che ha smesso per sempre di stupirci*

La mostra

*Georges Perec

Ackroyd & Harvey / Mario Airò / Stefano Arienti / Massimo Bartolini / Stefano Boccalini / Ludovica Carbotta / Alice Cattaneo / Elisabetta Di Maggio / Rä di Martino / Bruna Esposito / Yona Friedman / Carlos Garaicoa / Alberto Garutti / Gelitin / Nicolò Lombardi / Mona Hatoum / Invernomuto / Kimsooja / Christiane Löhr / Marcellvs L. / Margherita Morgantin / Ermanno Olmi / Roman Ondák / Hans Op De Beeck / Adele Prosdocimi / Remo Salvadori / Alberto Tadiello / Pascale Marthine Tayou / Nico Vascellari / Nari Ward / Franz West

Le opere di questa seconda fase portano a muoversi sui confini della realtà e nel sottosuolo ma anche dentro la Storia e dentro la catastrofe che stiamo infliggendo alla terra. Alcune prelevano l’energia – negativa o positiva che sia – dalle immagini dei quotidiani e la ricombinano in forma inedita e straniante (Carlos Garaicoa), altre indicano nella condivisione di pensieri d’artista, la testimonianza di un possibile agire umano e civile (Adele Prosdocimi), altre ancora ricordano la natura non indifferente dei suoni, ed evidenziano la loro potenzialità nel mettere in guardia nel rilasciare echi della nostra storia più drammatica (Nico Vascellari). C’è la restituzione della coscienza della fragilità della terra, della nostra cattiva cura e il pensiero per gli invisibili (Bruna Esposito), la denuncia del disastro ambientale celato e annidato nella meraviglia di una sequenza di immagini di pura natura (Kimsooja), lo scioglimento lento ma inesorabile nel sottosuolo di un brano di paesaggio popolare, ormai privato di ogni centro e di ritualità (Invernomuto) e la dichiarazione della centralità delle soglie, della funzione loro e della scultura come luogo di incontro sempre magico. Ci sono, infine, le trasformazioni e le crescite, con un nuovo assetto di segni e di equilibri (Alice Cattaneo), l’estensione dello sguardo dallo spazio intimo e personale alle immagini disseminate nel mondo (Rä di Martino), la rinascita di una fragilissima colonna di crine, riemersa dal suolo altrove come solo l’utopia può fare (Christiane Löhr) e la germinazione di un accogliente alveo urbano labirintico, quasi un’estrusione dal muro che ospita la proiezione della sua stessa animazione video (Yona Friedman), dove va ad abitare un’opera che insegue i tentativi di misurare il respiro segreto della terra e i molti modi della natura di ridisegnare i propri territori (Margherita Morgantin).
Ma sempre si sente dietro ogni opera un’intensità che spinge verso l’utopia, che porta incessantemente in avanti, dentro una necessaria e libera vitalità. “Interrogare ciò che ha smesso per sempre di stupirci”, quindi, può accadere quando s’incontra un altro modo di interpretare la realtà e quando si percepisce che qualcosa all’interno dell’ordine precostituito può essere cambiato, dimostrando che il fragile e l’incerto possono affermarsi come alternativa e proporsi come atti inediti di meraviglia che ancora stupiscono. Terre vulnerabili prosegue il suo cammino illuminandosi sempre più ed illuminando nuove ed inaspettate costellazioni possibili.

Foto: © Agostino Osio