2010
Mostre

Terre vulnerabili 1/4

A cura di Chiara Bertola con Andrea Lissoni / 22 Ottobre 2010 - 1 Febbraio 2011
Le soluzioni vere vengono dal basso*

La mostra

* Yona Friedman

Ackroyd & Harvey / Mario Airò / Stefano Arienti / Massimo Bartolini / Stefano Boccalini / Ludovica Carbotta / Alice Cattaneo / Elisabetta Di Maggio / Rä di Martino / Bruna Esposito / Yona Friedman / Carlos Garaicoa / Alberto Garutti / Gelitin / Nicolò Lombardi / Mona Hatoum / Invernomuto / Kimsooja / Christiane Löhr / Marcellvs L. / Margherita Morgantin / Ermanno Olmi / Roman Ondák / Hans Op De Beeck / Adele Prosdocimi / Remo Salvadori / Alberto Tadiello / Pascale Marthine Tayou / Nico Vascellari / Nari Ward / Franz West

Il progetto Terre vulnerabili-a growing exhibition si articola in quattro mostre. Trattandosi di un progetto il cui funzionamento vuole essere il piu’ vicino possibile a quello della crescita di un organismo vivente o di una pianta che si sviluppa nel tempo, ogni mostra rappresenta un momento espositivo unico, irripetibile e diverso rispetto all’altro come le diverse fasi della vita. Tutti i lavori delle quattro mostre del progetto Terre vulnerabili sono site-specific e/o ripensati appositamente per lo spazio dell’Hangar.

L'artista

Si tratta di riconoscere il concetto di vulnerabilità dal punto di vista fisico e morale accogliendolo come centro positivo e vitale. La vulnerabilità è quella singolare capacità empatica che permette a tutti gli esseri umani di riconoscere ed accettare la propria responsabilità etica verso l’altro, verso la comunità e verso l’ambiente. Un progetto in evoluzione, germinativo e organico, che si sviluppa nel tempo della sua vita espositiva permettendo al pubblico di prendersene cura e agli artisti di continuare a crescerlo e nutrirlo. In questo modo i diversi soggetti si renderanno responsabili della mostra e del suo stesso stare in vita.
Il progetto, infatti, non si esaurisce soltanto nel traguardo di un’esposizione ma si sviluppa attraverso un processo che comprende una serie di incontri con gli artisti coinvolti per creare insieme una nuova modalità di condivisione del progetto stesso. La vulnerabilità si esprime così non soltanto nelle opere ma anche in questa modalità curatoriale basata soprattutto sul mutuo riconoscimento e sulla collaborazione tra gli artisti che necessariamente porterà a vivere esperienze inaspettate.
Le quattro mostre in cui si articola il progetto sono anche il risultato degli incontri collegiali con gli artisti che si sono tenuti a Milano a partire da settembre 2009, e che hanno accompagnato con cadenza mensile la discussione e lo sviluppo processuale delle quattro mostre.
Il progetto, inoltre, intende indicare una direzione e proporre un nuovo linguaggio in un momento in cui il nostro pianeta e i sistemi che lo governano danno importanti segni di cedimento. Terre vulnerabili affida così il suo statement politico ed etico all’opera di due Maestri come Ermanno Olmi e Yona Friedman. Un regista e un architetto che hanno saputo intraprendere, attraverso la loro opera, una riflessione che unisce insieme memoria e speranza, utopia e sua realizzabilità. L’idea è che l’opera di ogni artista non si cristallizzi a inaugurazione finita, ma che continui a crescere e a evolversi lungo tutto il periodo del progetto con aggiunte, correzioni, dialoghi con gli altri artisti invitati e con il pubblico. In questo modo i diversi soggetti si renderanno responsabili della sua cura e del suo stesso stare in vita. Il progetto, a cui parteciperanno 30 artisti internazionali, sarà cadenzato da quattro mostre (4 quarti come le fasi lunari). Tutti gli artisti parteciperanno in modo continuativo alle diverse mostre del progetto, vale a dire che ogni nuova mostra che s’inaugura dovrà innestarsi su quella precedente, che non viene annullata ma “sommata” all’altra. In questo modo si rende il progetto “vivo”, nel senso che prosegue al di là della singola mostra: uno dei tasselli di un progetto più ampio e costantemente in movimento verso “qualcos’altro”.