2013
NAVATE
Mostre

Dieter Roth Björn Roth

Islands

A cura di Vicente Todolí / 6 Novembre 2013 - 9 Febbraio 2014

“Islands” è una grande mostra antologica che propone, per la prima volta in Italia, 100 opere di Dieter Roth (Hannover, 1930 – Basilea, 1998), figura di riferimento della scena internazionale degli ultimi cinquant’anni. Realizzata in collaborazione con il figlio Björn e curata dall’Artistic Advisor Vicente Todolí, la mostra si dipana lungo un percorso espositivo che guida il pubblico attraverso l’universo creativo multidisciplinare e geniale dell’artista che con il suo lavoro ha radicalmente rivoluzionato il modo di fare e guardare l’arte. Esplorando tutte le tecniche e le tipologie dell’arte, Dieter Roth ha realizzato opere totali in cui si incontrano pittura, scultura, editoria, fotografia e video, utilizzando la più ampia varietà di materiali e oggetti. Il risultato sono installazioni imponenti e originali che nella mostra Islands dialogano e interagiscono perfettamente con lo spazio ex industriale di HangarBicocca.
L’opera Economy Bar (2004-2013) che apre la mostra è un bar realmente funzionante, utilizzato nel corso della sua storia espositiva come punto di ristoro sia dai visitatori sia dagli amici dell’artista, e come tale proposto in HangarBicocca. Solo Szenen (Solo Scenes), 1997-1998, è composta da 131 monitor che ripropongono scene riprese da Dieter Roth durante il suo ultimo anno di vita: ambientate principalmente nei suoi studi in Islanda e Svizzera, le immagini mostrano l’artista in diversi scenari domestici intento nelle varie attività quotidiane. La natura effimera dell’esistenza è raccontata anche in Flacher Abfall (Flat Waste), progetto che coinvolge l’artista per quasi un ventennio, durante il quale egli raccoglie materiali di scarto come vecchi involucri alimentari, ricevute, biglietti, etichette, lettere e altre tracce del quotidiano, successivamente catalogati e riposti in separate cartelle di plastica trasparente, inserite cronologicamente in raccoglitori presentati su scaffali. The Floor I, 1973-1992 e The Floor II, 1977-1998 sono costituiti dai pavimenti dello studio di Dieter Roth a Mosfellsbær (Islanda). Estrapolati dal loro contesto, gli enormi pannelli diventano immagini potenti e auto celebrative che mettono in relazione diretta il luogo d’origine della creazione artistica e l’opera in sé. Carpet1985-1995, è composta da un grande tappeto che scende dal soffitto di HangarBicocca, mentre i Tischmatten sono dei diari visivi basati sull’accumulazione di brevi annotazioni, disegni e cibi consumati sulle superfici dei tavoli da lavoro negli studi di Roth. Lo studio è un luogo fondamentale di creazione per Dieter Roth, che nel corso di tutta la sua vita si muove e lavora in diverse città del mondo: l’opera The Studio of Dieter and Björn Roth1995-2008 non è altro che la riproposizione di alcuni ambienti dello studio di Roth a St. Johanns-Vorstadt (Svizzera) in cui dal 1995 padre e figlio si riunivano per lavorare. Le stampe dei Piccadillies, esposte per la prima volta nel loro insieme, sono uno dei progetti più originali e interessanti dell’artista. La serie, ideata verso la fine degli anni 60, si fonda su un innovativo processo di stampa concepito dall’artista stesso in collaborazione con l’amico editore Hansjörg Mayer e con Paul Cornwall Jones della Petersburg Press di Londra. Roth ingrandisce e rielabora l’immagine della celebre piazza londinese per ottenere grandi campiture di colore accostate e sovrapposte tra loro. La sperimentazione grafica ha un ruolo significativo anche per le opere che ritraggono l’isola di Surtsey in Islanda, formatasi nel 1963 a seguito di un’eruzione vulcanica sottomarina, rappresentata in SURTSEY, 1973-1974 e SURTSEY – Dinner1973-1993/2003, dove il profilo dell’isola è adagiato in un piatto come del cibo fumante. Tra le opere più ampie e complesse in mostra troviamo Grosse Tischruine (Large Table Ruin), 1978-1998, che nasce dalla trasformazione del tavolo da lavoro dello studio di Stoccarda in installazione e si modifica ogni volta che viene esposta attraverso l’accumulazione di oggetti e materiali

The Relatively New Sculpture (2013), realizzata appositamente per gli spazi di HangarBicocca da Björn, dai nipoti Einar e Oddur, è formata da un’impalcatura, accessibile dallo spettatore e suddivisa in due piattaforme quadrate collegate da un passaggio, su cui, tra gli altri elementi, sono posizionati strumenti musicali, offrendo una visione dall’alto dell’intera mostraNew York Kitchen, 2013, è una cucina utilizzata per la realizzazione di Selbstturm (Self Tower), 1994-2013, Coquillen-Zwerge (Coquille Gnomes), 1994-2013 e Zuckerturm (Sugar Tower), 1994-2013. Selbstturm è una torre composta da centinaia di calchi dell’autoritratto dell’artista in cioccolato, impilati su piastre di vetro; Coquillen-Zwerge nasce invece dall’accostamento di diversi blocchi di cioccolato da cui spuntano punte rosse di cappelli di nani da giardino. Accanto alle due opere c’è Zuckerturm, realizzata con forme colorate di stampi di zucchero, appoggiate su una struttura mobile. Il concetto di multiplo torna nell’opera di Roth sia nella produzione scultorea sia in quella grafica. Tra gli esempi più significativi troviamo die Die DIE VERDAMMTE SCHEISSE (the The THE DAMNED SHIT), 1974/1975, formata da una serie di immagini ottenute riutilizzando le piastre di rame scartate da una stamperia perché ritenute “sbagliate”. L’artista recupera questi scarti, interviene con ulteriori incisioni e quindi le utilizza affermando il valore del processo di recupero e riciclo applicato non soltanto ai materiali ma anche alle immagini stesse. L’insieme di dipinti conosciuti come “Material Pictures, realizzati a partire dalla seconda metà degli anni 70, si caratterizza per una tecnica mista, improntata sulla coesistenza di pittura gestuale e oggetti quotidiani disposti direttamente sulla superficie di fondo (tela, tavola, materiale di recupero). Tra le opere che contribuiscono alla comprensione dell’importanza attribuita da Roth alla poetica della quotidianità e al racconto autobiografico, troviamo Ausicht/Ansicht, 1996, realizzato dipingendo su alcune pareti prefabbricate di una scuola ad Aesch (Svizzera), e i Clothes Pictures, 1984-1987, grandi quadri creati grazie all’utilizzo di indumenti e scarpe usati, rivestiti con pigmenti colorati e colla. La monumentale opera fotografica Reykjavík Slides, part 1: 1973-1975; part 2: 1990-1998, è un tributo alla lunga permanenza dell’artista in Islanda. Composta da più di 30.000 diapositive riprodotte simultaneamente da diversi proiettori, Reykjavík Slides si ispira al carattere distintivo dell’architettura islandese e documenta ogni edificio della capitale in estate e in inverno.

La mostra antologica Islands è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione di HangarBicocca con Novi, azienda italiana leader nel settore del cioccolato. Le due opere di Dieter Roth Selbstturm (Self Tower), 1994-2013 e Coquille Gnomes, 1994-2013 sono state realizzate direttamente nello spazio espositivo da Björn Roth e dai suoi collaboratori, sciogliendo e forgiando una fornitura di oltre 4.000 kg cioccolato fondente extra Novi di alta qualità.

L'artista

Artista nomade e viaggiatore instancabile, Dieter Roth (Hannover, 1930 – Basilea, 1998) trascorre la prima parte della sua vita tra la Germania e la Svizzera, dove si forma come grafico studiando le tecniche di stampa e incisione. Dal 1961 al 1964 si trasferisce in Islanda dove fonda una piccola casa editrice a Reykjavík. In questi anni si allontana dal gusto astratto-geometrico del Concretismo e si avvicina alla poetica del Nouveau Réalisme. Dal 1964 al 1966 vive negli Stati Uniti dove gli viene dedicata la prima mostra personale al Museum College of Art di Philadelphia e dove insegna grafica presso la Rhode Island School of Design di Providence. In questi anni Roth inizia a concepire opere e stampe create con materiali organici e cibo, concentrandosi sulla mutabilità dell’opera d’arte. In seguito viaggia tra la Germania, l’Austria e l’Islanda dove porta avanti la creazione di libri d’artista. Parallelamente sperimenta con oggetti trovati e video, producendo lavori in cui si percepisce l’influenza di Fluxus. L’opera di Dieter Roth viene celebrata dagli anni 80 in poi: egli rappresenta infatti la Svizzera alla Biennale di Venezia nel 1982 con l’installazione Ein Tagebuch (A Diary), costituita da 40 film che ritraggono la vita dell’artista e danno avvio a un periodo di introspezione che caratterizzerà la sua futura ricerca. Dagli anni 90, insieme ai problemi di salute che lo porteranno alla morte nel 1998, si moltiplicano riconoscimenti e mostre a lui dedicate nelle più importanti istituzioni del mondo. Nel 1999 è presentato postumo con l’opera Solo Szenen (Solo Scenes) alla Biennale di Venezia diretta da Harald Szeemann. Importanti sue retrospettive sono state presentate al MACBA–Museu d’Art Contemporani di Barcellona (2002); al Museum Ludwig e allo Schaulager di Basilea (entrambe nel 2003); al MoMA PS1 di New York (2004); al Museu Serralves di Porto (2008); al Camden Arts Centre di Londra (2013). Le sue opere sono state esposte in tre edizioni (IV, VI e XI) di documenta.